Archivi categoria: Sviluppo

Lo sviluppo del negativo

Stasera ho provato a sviluppare i primi due negativi della mia vita. E’ stata un’emozione forte, vista la concentrazione che richiede tutta l’operazione e la completa novità del tutto. Ho anche imparato che nella fotografia analogica ci vuole calma e pazienza (doti rare di questi tempi) e ho capito che è forse proprio per questo che la trovo così affascinante.

Ad ogni modo, si procede caricando i negativi nel “tank” (una specie di barattolo in plastica ermetico alla luce). Per farlo ci si chiude nello “stanzino buio” e si procede facendo scivolare i negativi nelle scanalature dell’anima del tank, estraibile, che fungerà da supporto nelle fasi di sviluppo e fissaggio. E’ importante fare attenzione al verso con cui si caricano i negativi. Essi devono infatti essere caricati con l’emulsione verso l’interno, ovvero con la “filettatura” al contrario di quando li si carica sullo chassis, cioè in alto a destra. Sono rimasta almeno 5 minuti nella piena oscurità riempiendo di ditate i miei poveri negativi ripetendomi che ce la potevo fare. Fuori dalla porta ho sentito i passi e le voci di altri studenti indaffarati come me nell’impresa,  finchè entrambi i  negativi hanno trovato la loro strada e si sono fissati (grazie a dio!) alla “rotaia” del tank.

Sono uscita trionfante dallo stanzino con al collo il mio tank quasi fosse un figlio e mi sono appostata alla vasca per preparare “i liquidi” di sviluppo e fissaggio. Per le pellicole che stiamo usando (Tmax 100ISO), utilizziamo un liquido di sviluppo che deve essere diluito con 4 parti di acqua. Poichè ogni tank necessita di 1,5l di liquido, verseremo nel ns tank 300ml di liquido di sviluppo e 1200ml di acqua. Fin qui si tratta di semplice matematica, ma il bello è che la ns soluzione deve avere una temperatura di 20°C. Per ottenerla versiamo acqua corrente in un misurino e ne misuriamo la temperatura con un termometro galleggiante aggiungendo acqua calda/fredda finchè…diventiamo scemi!

S. Mammi, 2011.

Una volta raggiunti i 20°C (mi sento molto alle prese coi miei primi biberon!) si può aggiungere la parte di liquido di sviluppo e mescolare il tutto. Possiamo quindi aprire il tappo del tank e versarci dentro “la pozione” velocemente per poi richiudere il tutto e cominciare a capovolgere il tank dolcemente in modo che le pellicole siano immerse per bene nel liquido. L’operazione di “shakeramento” deve durare 60 secondi precisi. Per tenere il tempo basta dotarsi di un cronometro portatile oppure usare quello a muro molto “retrò” – che ci fa sentire molto in un vecchio film del tenente Colombo – e funziona alla perfezione. Dopo questi primi 60 secondi si lascia riposare il tank per 50s e per i 10s successivi si ricomincia con il movimento, fino a un totale di 8 minuti di operazione. Terminati gli 8 minuti si apre il tappo del tank e si svuota tutto il liquido di sviluppo in un contenitore “comunitario” (il liquido si può riutilizzare per sviluppare più pellicole).

Ora è necessario sciacquare con acqua fredda le pellicole. Sempre senza aprire il tank (ma solo estraendo il tappo che mantiene il contenitore ermetico alla luce), vi si versa acqua corrente per circa 1 minuto. A questo punto il liquido del fissaggio deve essere pronto per l’utilizzo e deve anch’esso essere diluito con 4 parti di acqua. Si scola quindi l’acqua dal tank e lo si riempe di fissativo. Si ripete l’identica operazione di “agitamento” fatta con lo sviluppo, questa volta per 7 minuti. Ora le nostre pellicole sono pronte per “vedere la luce” e si può quindi aprire il tank. Si procede comunque con una sciacquata di acqua corrente prima di estrarle – per circa 1 minuto – e montarle su un telaio in plastica. Le pellicole su telaio devono quindi restare 20 minuti in una vasca in acqua corrente perchè venga eliminato ogni residuo di liquido di fissaggio. Dopo questa fase si mettono “a mollo” nell’imbibente (una soluzione saponosa) che fa sì che le goccioline d’acqua non si fissino sulla pellicola danneggiandola. Ce l’abbiamo quasi fatta.

Dopo un altro minuto siamo pronti a liberare i negativi dal telaio, (finalmente) ammirarli in tutto il loro splendore e metterli ad asciugare su un apposito “scola-negativi” in legno. Ora sono lì ad aspettarci fino a lunedi. Missione compiuta!

S. Mammi, 2011.

Annunci