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Scattare con il banco ottico

Giacomo & Gigi by S. Mammi, 2011.

Oggi abbiamo scattato per la prima volta con un grande formato (BANCO OTTICO) e imparato a maneggiare (caricare e scaricare) le pellicole nel cosidetto “stanzino buio”. La classe e’ stata divisa in gruppi da 3/4 persone e ognuno ha lavorato sul proprio set cercando di riprodurre un’immagine proposta da ciascuno studente.

Abbiamo quindi fissato “in bolla” un’immagine su una delle pareti dell’aula e per eliminare qualsiasi effetto di ombra, rigonfiamento della carta e/0 piega l’abbiamo assicurata al muro con della plastilina (va bene anche dello scotch di carta). Poi abbiamo “bollato” il cavalletto sul quale abbiamo poi posizionato il ns banco ottico. A questo punto è necessario controllare che siano “in bolla” le stendarde e che tutti i movimenti siano “a zero”. Fatto ciò, si orienta il vetro smerigliato in posizione orizzontale o verticale – a seconda dell’immagine che si vuole riprodurre – e si apre l’otturatore per poter procedere all’inquadratura. L’esercizio di oggi prevede di avvalersi di due luci poste tra i 30 e i 45 gradi dall’immagine ad un’altezza circa pari a quella del ns obiettivo. Le luci devono essere equidistanti dall’immagine e in asse l’una rispetto all’altra. La messa a fuoco dell’immagine si ottiene guardando l’immagine capovolta nel vetro smerigliato e aggiustando il soffietto (e quindi avvicinando o allontanando tra loro le due stendarde). Si deve anche controllare che tutte le linee di fuga dell’immagine siano parallele fra loro – operazione che implica molta attenzione e “occhio” – e per questo si fa riferimento alla griglia di inquadratura stampata sul vetro smerigliato. Per una migliore visione dell’immagine da riprodurre – e sentirsi un po’ come nei film – si puo’ utilizzare un panno nero.

Una volta completata anche questa operazione si procede a misurare il tempo e il diaframma dello scatto. Si prende quindi l’esposimetro – un oggetto molto trendy che in genere si vede al collo degli assistenti piu’ fighi dei fotografi – e si misura l’esposizione. Sull’esposimetro e’ necessario settare il tempo (i due docenti L. e G. hanno consigliato 1 secondo) e il flash (che in questo caso non e’ stato impostato). Si deve quindi posizionare il sensore-rilevatore della luce in corrispondenza dei 4 angoli della nostra immagine, e annotare per ciascun punto l’apertura del diaframma indicata facendo attenzione al valore esatto (e non approssimato). L’obiettivo e’ ottenere lo stesso identico valore in ognuno dei 4 punti (!!!) regolando la posizione (o l’intensita’) delle luci. Una volta ottenuto lo stesso valore, lo si approssima allo scatto “piu’ comodo”. Ad esempio, se avessimo ottenuto 16.9, imposteremo il ns diaframma a 22 (ovvero allo scatto successivo). Quindi, si procede a misurare il soffietto per eventualmente correggere la “caduta di luce” che si verifica se le 2 stendarde sono troppo lontane rispetto all’obiettivo utilizzato. La misura si effettua con un righello in metallo e si prende dalla prima ghiera esterna dell’obiettivo fino alla scanalatura del banco dove verra’ posizionata la pellicola. Nel ns caso, misuriamo 19cm di distanza, e poiche’ stiamo utilizzando un obiettivo a 150mm, dobbiamo correggere il ns diaframma. Per correggere il valore si fa riferimento a delle tabelle standard che indicano per ogni misura (e obiettivo) la correzione da applicare (che puo’ essere 1/3 di scatto, 1 scatto, 2/3 di scatto, ecc.).

A questo punto otteniamo il ns valore di scatto finale e ci prepariamo. Dopo aver caricato sullo chassis le nostre due pellicole, procediamo a caricarle sul banco. E’ importante fare questa operazione con la massima cautela per non fare muovere il banco ottico dalla sua posizione. Ed eccoci allo scatto. Si carica, si chiude l’otturatore, si sfila il copri-pellicola  dallo chassis e si scatta con il flessibile (precedentemente avvitato all’obiettivo). A questo punto si gira il copri-pellicola (in modo che sia visibile esternamente solo il lato nero – e non quello argentato, per convenzione) e lo si rimette al suo posto nello chassis. Si gira quindi lo chassis per utilizzare la seconda pellicola.

Per il secondo scatto i ns docenti ci hanno consigliato di prevedere una tolleranza di mezzo scatto di sovraesposizione (in modo da essere sicuri che l’immagine sia leggibile, anche nel caso in cui avessimo totalmente cannato a calcolare l’esposizione!).

Si sposta quindi di mezzo-scatto il diaframma, si carica, si estrae il copri-pellicola e si scatta di nuovo.Tra uno scatto e l’altro e’ sempre importante aspettare almeno un minuto per eliminare tutte le vibrazioni creatasi con i precedenti movimenti. Ora siamo pronti per estrarre il ns chassis usato e scaricare le pellicole nello “stanzino buio” per poi riporle nella scatola a doppio coperchio finche’ non le svilupperemo. Che faticaccia!

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Prima lezione

S. Mammi, 2011.

Eccoci alla nostra prima lezione. 

I nostri nomi sono appesi nella bacheca dell’ingresso (vedi foto a lato) e nel registro, in ordine alfabetico. Io sono il numero 13, come alle medie. Siamo circa venti, prevalentemente ragazze. L’età è sui 25/30 anni, il che è confortante. La Direttrice didattica ci dà il benvenuto e ci spiega brevemente le regole e la “filosofia” della Scuola, tra cui: “la legge è uguale per tutti”. Un motto molto poco rispettato di questi tempi, perlomeno in Italia. Visitiamo con il ns tutor le aule, i laboratori, la camera oscura, ogni singolo armadio contenente ogni tipo di attrezzatura (che per la maggior parte non ho mai visto prima d’ora) e infine ci presenta i docenti del Laboratorio del lunedi e del martedi.

Iniziamo quindi con la spiega sul banco ottico (grande formato) con i docenti L. e G. Il Banco ottico è un aggeggio molto retro’, di quelli che usavano gli impressionisti per le riproduzioni en plein air e che utilizza Basilico per le sue foto d’architettura. Esso e’ composto dai seguenti elementi:

* Banco ottico: sorta di “rotaia” alla quale si fissano le “standarde”. Il banco – piuttosto pensante – è fissato alla testa di un cavalletto.

* Standarda anteriore: qui viene agganciata la piastra porta obiettivo (intercambiabile). Scorre lungo la rotaia, può effettuare spostamenti lineari e rotazioni (decentramenti e basculaggi).

* Standarda posteriore: contiene il vetro smerigliato che viene utilizzato per le inquadrature (riflette immagine capovolte) e per la messa a fuoco. E’ qui che si colloca lo chassis portapellicola.

* Soffietto: collega standarda anteriore e posteriore.

I docenti ci lasciano il tempo di familiarizzare con chassis, pellicole (bruciate), “stanzino buio” e con brevi dimostrazioni di come si fa un’inquadratura e di come si usa un esposimetro. Scopro che sono l’unica del corso a non aver mai scattato in analogico, ma la cosa non mi spaventa. Sono qui per questo.